Archive for Gennaio, 2006


My Generation

Ho deciso di dedicare un intero tag all’argomento che trovate nel titolo. Infatti prevedo lunghi e numerosi post sulla questione.

La domanda di fondo è: in che generazione viviamo noi ventenni degli anni 2000? come saremo ricordati, e per cosa? Siamo un branco di rammolliti, oppure siamo solo invidiosi perchè le scorse generazioni dagli anni ‘10 ai ‘90 venivano numerate con solo due cifre e a noi servono tutte e quattro?

I giovani degli anni ‘60 e 70 sono stati quelli della contestazione, del rock n’ roll nel vero senso del termine, dell’epoca in cui si credeva sul serio di poter cambiare il mondo. La mia prof di filosofia era una sessantottina cazzuta reduce di quegli anni, e un pò di nostalgia è riuscita ad attaccarmela.
I giovani degli anni ‘80 erano già più menefreghisti. Tra alternativi new waver (il cui unico sopravvissuto sembra il mio amico Giglio, che negli anni ‘80 ciucciava ancora il latte dalla mamma), paninari (tipo i ragazzi della 3^C) ed edonisti reaganiani (ragazzi della 3^C però all’americana). La situazione iniziava già a degenerare.
I giovani anni ‘90 si dividono tra grunge (la cosiddetta generazione X che prende il posto della new wave nella mente dei ragazzi alternativi), b-boyz & fly girlz (si esatto quelli che vanno in giro con vestiti taglia extrasize e si atteggiano peggio di 50 cent) e i soliti, intramontabili mainstreamers, o fighetti se preferite.

Ed eccoci arrivati nel 2000. E noi chi siamo? Stiamo vivendo i nostri 15 minuti di gloria (metaforici s’intende) però non riesco ancora a riconoscermi in una generazione precisa. E abbiamo già superato la metà del decennio!
Non credo che una nostra vera dimensione l’abbiamo già trovata. O forse si, e io non me ne sono ancora accorto. Il buon vecchio Ale (sopravvissuto del grunge, un pò come Pearl Jam) ha detto che la nostra peculiarità è quella di non avere peculiarità. Giovani, carini e anonimi? Oppure c’è qualcos’altro dietro queste parole?

Qui finisce la prima parte della serie “sto-ancora-cercando-di-capire-dove-vivo”, anzi a dire il vero era solo un assaggio, perchè di domande sulla mia generazione ne ho davvero tante. Alla prossima puntata

Quel crimine di “fare politica”

Ieri sera stavo riguardando “Adenoidi 2003″, forse il monologo più arrabbiato dell’incommensurabile Daniele Luttazzi. E ci credo che fosse arrabbiato, vista l’epurazione che ha subito dall’attuale governo in carica. Ma non è di questo che voglio parlare.

Luttazzi si getta per tutta la prima parte del monologo in un graffiante j’accuse nei confronti del governo. Parla di Cirami, guerra in Iraq, e delle accuse che il Berlusca continua a rivolgere alla magistratura. La magistratura fa politica, dice Berlusconi. A destra usano l’accezione “fare politica” come se fosse una cosa negativa, ci fa notare Luttazzi.

Ho riascoltato questa frase alla luce di quanto succede intorno a me. Quello che ha detto Luttazzi non è vero solo per quanto riguarda la magistratura, ma per tutto ciò che è vita quotidiana. Per noi “fare politica” è diventato una specie di tabù, qualcosa di cui non bisogna parlare a tutti i costi. Se inizi a parlare di politica con gli amici, con i parenti, c’è sempre chi sbotta: “dai per favore evitiamo!”, “ma sì quelli là sono tutti corrotti” e varie frasi fatte del genere, tanto per liquidare l’argomento come se si trattasse di una discussione sul tempo.

Esiste un certo menefreghismo sulla questione, e per questo male non c’è rimedio. Ma quello che mi stupisce di più è il pudore di chi segue la politica ma che non ne parla. E non lo fa perché la ritiene una cosa pericolosa, eccessiva, evitabile. Qualcosa che potrebbe portare a litigi inutili, qualcosa che rischia di farti marchiare a vita come uno che fa problemi su tutto. Un “comunista”, tanto per usare un arcaismo oggi tornato di moda.

Non so cosa ci ha portati a questo, se gli uomini di potere che ci hanno governato negli ultimi anni oppure se è solo colpa nostra. Bè certo una classe politica per cui “fare politica” è un grave crimine non aiuta molto. Non so neppure come ne potremo uscire, se un giorno riusciremo ad essere così illuminati da capire che il confronto politico è costruttivo e non distruttivo come oggi crediamo.

Approposito di parlare di politica: non vorrei sembrarvi troppo monocorde. Ma state tranquilli/e, nessuno mi paga per traviare le menti altrui e anche se mi piace la politica ho pure altre cose di cui parlare. Non cambiate canale!

Bentornati nel far west

COSA? Ma stiamo scherzando?? E questa legge da quale cilindro l’hanno tirata fuori? Cos’è, tra le varie polemiche sulla data del voto si sono scordati di comunicarci dell’ennesima genialata firmata Lega Nord? Oppure in Parlamento stanno rispolverando tutte le cavolate non approvate prima in occasione del canto del cigno di questa legislatura?

Ora, personalmente io non terrei mai un’arma in casa, tantomeno credo che sarei capace di uccidere un’altro essere umano. Non condivido affatto ma comunque rispetto la scelta di chi decide di essere armato a casa. Posso anche sforzarmi di capire la possibilità data di poter spaventare, ferire, o addirittura uccidere (un’altro essere umano, tengo a ricordarlo) per salvaguardare se stessi. Ma vi prego spiegatemi che senso ha depenalizzare l’eccesso di difesa?!?
Immaginiamo che stasera decida di giocare al gioco dell’allegro cecchino. Prendo un fucile, mi affaccio alla finestra e sparo in testa a un tizio che passeggia tranquillamente sotto casa mia. Anzi per sicurezza scendo per strada inizio a pungolare il cadavere con una mazza da baseball. Se non ci sono testimoni, posso dire senza alcuna remora che quel poveretto stava scavalcando il cancello di casa e io gli ho sparato per legittima difesa. Non solo non vengo condannato, ma vengo anche elogiato dalla comunità.
Sono sicuro che se vi chiamate Charles Manson o Pietro Pacciani starete apprezzando la disumana assurdità di questa legge. Geniale, davvero geniale… Una legge così illuminata che stasera Porta a Porta non ha sentito la necessità di dedicare un approfondimento a riguardo -cosa che farebbe ogni giornalista degno di essere chiamato tale- preferendo parlare di cure dimagranti (sicuramente una delle principali priorità del Ministero degli Interni).

E la cosa comica è che questa legge è stata approvata lo stesso giorno in cui Berlusconi ha dichiarato che potrebbe considerare l’intervento militare riguardo lo sciopero Alitalia. Manca solo di chiamare i bar “saloon” e “sceriffo” il viglile urbano all’incrocio e poi siamo a posto.

Signori, bentornati nel far west.