Quel crimine di “fare politica”
Ieri sera stavo riguardando “Adenoidi 2003″, forse il monologo più arrabbiato dell’incommensurabile Daniele Luttazzi. E ci credo che fosse arrabbiato, vista l’epurazione che ha subito dall’attuale governo in carica. Ma non è di questo che voglio parlare.
Luttazzi si getta per tutta la prima parte del monologo in un graffiante j’accuse nei confronti del governo. Parla di Cirami, guerra in Iraq, e delle accuse che il Berlusca continua a rivolgere alla magistratura. La magistratura fa politica, dice Berlusconi. A destra usano l’accezione “fare politica” come se fosse una cosa negativa, ci fa notare Luttazzi.
Ho riascoltato questa frase alla luce di quanto succede intorno a me. Quello che ha detto Luttazzi non è vero solo per quanto riguarda la magistratura, ma per tutto ciò che è vita quotidiana. Per noi “fare politica” è diventato una specie di tabù, qualcosa di cui non bisogna parlare a tutti i costi. Se inizi a parlare di politica con gli amici, con i parenti, c’è sempre chi sbotta: “dai per favore evitiamo!”, “ma sì quelli là sono tutti corrotti” e varie frasi fatte del genere, tanto per liquidare l’argomento come se si trattasse di una discussione sul tempo.
Esiste un certo menefreghismo sulla questione, e per questo male non c’è rimedio. Ma quello che mi stupisce di più è il pudore di chi segue la politica ma che non ne parla. E non lo fa perché la ritiene una cosa pericolosa, eccessiva, evitabile. Qualcosa che potrebbe portare a litigi inutili, qualcosa che rischia di farti marchiare a vita come uno che fa problemi su tutto. Un “comunista”, tanto per usare un arcaismo oggi tornato di moda.
Non so cosa ci ha portati a questo, se gli uomini di potere che ci hanno governato negli ultimi anni oppure se è solo colpa nostra. Bè certo una classe politica per cui “fare politica” è un grave crimine non aiuta molto. Non so neppure come ne potremo uscire, se un giorno riusciremo ad essere così illuminati da capire che il confronto politico è costruttivo e non distruttivo come oggi crediamo.
Approposito di parlare di politica: non vorrei sembrarvi troppo monocorde. Ma state tranquilli/e, nessuno mi paga per traviare le menti altrui e anche se mi piace la politica ho pure altre cose di cui parlare. Non cambiate canale!

Gennaio 26th, 2006 at 18:52
E’ triste che siano rimasti i comici
a farci riflettere sulle cose serie della vita!