Corsi e ricorsi?
22 Dicembre 1947: L’Assemblea Costituente approva, con 453 voti favorevoli contro 62 contrari, la Costituzione della Repubblica Italiana. Tra i suoi artefici, uomini che, pur provenienti da diverse aree ideologiche, sono accomunati da un preciso senso di responsabilità, quella di ricostruire uno stato dopo la tragedia del fascismo. De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pertini, Scalfaro, Moro, Iotti, Amendola, Einaudi e molti altri redigono una tra le più moderne carte costituzionali tuttora vigenti.
16 Novembre 2005: il Senato, con 170 voti favorevoli, 132 contrari e 3 astenuti, approva in seconda lettura la legge di revisione costituzionale sulla riforma dell’ordinamento della Repubblica. Non precisamente un plebiscito, dunque.
I festeggiamenti tra i banchi della maggioranza esprimono da soli la coerenza di questa riforma: i senatori di AN sventolano orgogliosamente il tricolore, simbolo dell’unità nazionale, tra l’altro la stessa bandiera che solo dieci anni fa l’Onorevole Bossi, sbraitando contro una signora che l’aveva esposta durante la sua “secessione”, invitava a “infilarsela in quel posto”. A pochi banchi di distanza, i parlamentari leghisti sfoggiano fazzoletti e cravatte verdi, il colore della libertà da “Roma ladrona”.
C’è paragone?
Io dico di NO.
Accendo il computer, clicco sull’icona del player musicale e attivo l’opzione shuffle. Passo in rassegna il mio archivio di mp3 come un viaggiatore nel tempo, nello spazio, nei sentimenti. Salto dai psichedelici sixties dei Doors ai tatcheriani anni ‘80 dei Queen. Dalla Seattle maledetta dei Soundgarden alla Sydney rockettara degli AC/DC. Dal genio romantico di Beethoven alla dolcezza ermetica di De Gregori. Con un colpo di mouse ho interi decenni, secoli musicali a mia disposizione. La vastità e la noia però non mi fanno sfruttare appieno questi miracoli tecnologici, e così mi capita di ignorare pezzi che invece saprebbero dirmi qualcosa.




