Archive for Giugno, 2006


Corsi e ricorsi?

22 Dicembre 1947: L’Assemblea Costituente approva, con 453 voti favorevoli contro 62 contrari, la Costituzione della Repubblica Italiana. Tra i suoi artefici, uomini che, pur provenienti da diverse aree ideologiche, sono accomunati da un preciso senso di responsabilità, quella di ricostruire uno stato dopo la tragedia del fascismo. De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pertini, Scalfaro, Moro, Iotti, Amendola, Einaudi e molti altri redigono una tra le più moderne carte costituzionali tuttora vigenti.

16 Novembre 2005: il Senato, con 170 voti favorevoli, 132 contrari e 3 astenuti, approva in seconda lettura la legge di revisione costituzionale sulla riforma dell’ordinamento della Repubblica. Non precisamente un plebiscito, dunque.
I festeggiamenti tra i banchi della maggioranza esprimono da soli la coerenza di questa riforma: i senatori di AN sventolano orgogliosamente il tricolore, simbolo dell’unità nazionale, tra l’altro la stessa bandiera che solo dieci anni fa l’Onorevole Bossi, sbraitando contro una signora che l’aveva esposta durante la sua “secessione”, invitava a “infilarsela in quel posto”. A pochi banchi di distanza, i parlamentari leghisti sfoggiano fazzoletti e cravatte verdi, il colore della libertà da “Roma ladrona”.

C’è paragone?

Io dico di NO.

The Trouble With Mp3

Accendo il computer, clicco sull’icona del player musicale e attivo l’opzione shuffle. Passo in rassegna il mio archivio di mp3 come un viaggiatore nel tempo, nello spazio, nei sentimenti. Salto dai psichedelici sixties dei Doors ai tatcheriani anni ‘80 dei Queen. Dalla Seattle maledetta dei Soundgarden alla Sydney rockettara degli AC/DC. Dal genio romantico di Beethoven alla dolcezza ermetica di De Gregori. Con un colpo di mouse ho interi decenni, secoli musicali a mia disposizione. La vastità e la noia però non mi fanno sfruttare appieno questi miracoli tecnologici, e così mi capita di ignorare pezzi che invece saprebbero dirmi qualcosa.
Sempre più spesso, mentre faccio partire una canzone, mi capita di pensare a tutte le altre canzoni che non sto ascoltando in quel momento, e che invece vorrei fossero nelle mie orecchie. E così addio all’ascolto calmo e meditato.
Cosa bisogna fare allora? Rinunciamo ai capricci dell’hi-tech? Torniamo agli stringatissimi 40 minuti per lato degli LP? Non sto dicendo questo. Dobbiamo però accostarci a un nuovo modo di ascoltare la musica, magari che ci permetta non solo di immagazzinarla grossolanamente in un hard disk esterno, ma anche di metabolizzarla, di capirla. Altrimenti questi migliaia di mp3 restano soltanto delle immense distese di 0 e 1 che, culturalmente parlando, non serviranno mai a nulla.

Le compilation

Da tre anni a questa parte uno dei miei principali hobby è farmi delle compilation (o dei CD, delle playlists, delle raccolte di canzoni… insomma chiamatele come vi pare). Apparte qualche innocua nota con la chitarra, infatti, non so suonare nessuno strumento. Quindi le compilation sono il massimo della creatività musicale che posso concedermi.

Penso che prima o poi tutti quelli che seguono le sconfinate vie della musica (ah, come so’ poetico!) si mettano a sbattere le loro canzoni preferite in una raccolta per reperirle più facilmente. Ma una compilation non è solo questo.
Una compilation rappresenta come ti senti in un certo periodo della tua vita. Le sue tracce non sono solo il “tuo” best of, ma sono, volenti o nolenti, una polaroid dei mesi che stai vivendo. Esistono compliation tristi, allegre, gasate, malinconiche, essenziali, barocche, superficiali, profonde, e così via. Compilation che oggi ami e domani odi, come le pagine di un diario.
La compilation, se lo volete, può essere un personalissimo stato dell’arte.
Come dice Rob, il protagonista di “Alta Fedeltà” di Nick Hornby, per fare una compilation bisogna seguire delle regole. Regole -aggiungo io- che un pò ci si impone da soli. Curateli bene i vostri CD, magari dedicate una mezzoretta a decidere l’ordine delle tracce (evitando per favore associazioni assurde come i Prodigy subito dopo Fabrizio de André), e magari date anche un nome alla raccolta. Tra qualche tempo le riascolterete sicuramente con più piacere.

Viva el mundial!

Mi spiace dissentire da Beppe Grillo e Geena, ma questa volta faccio il conformista. I mondiali li seguo, li guardo per il bel gioco. Anzi li guardo con ancora più piacere per il fatto che non sono un appassionato di calcio, non mi interesso del campionato (con o senza calciopoli) e dunque ogni quattro anni ho la possibilità di gustarmi un calcio sicuramente meno contaminato da commenti del bar sport. Cosa gliene può fregare ai soliti 60 milioni di CT nostrani di Costa d’Avorio - Serbia/Montenegro? Eppure un match del genere a me sembra paradossalmente anche più sincero della classica partitella rionale tra bambini dove i genitori fanno il tifo indiavolato.
E allora evviva il mondiale, e -perché no?- evviva pure la nazionale. Lo so, è triste vedere che ci sentiamo patriotti solo quando vediamo questi undici ragazzotti passarsi una palla per novanta minuti; ma insomma volete togliere a un ventenne di oggi le emozioni che ha provato da bambino durante i mitici mondiali di USA ‘94, compresa la palla alta di Baggio sul rigore decisivo nella finale col Brasile???

Si, forse questa volta non c’è molta coerenza in quello che scrivo. Ma dopotutto, tifare la nazionale è un atto d’amore, e cosa c’è di più irrazionale di questo?

Il Codice Da Vinci

L’ho visto ieri sera in compagnia del caro vecchio Janov e del suo amico Flex.
Non male come film. nulla di trascendentale (in tutti i sensi, anche quello religioso… e qui ho detto tutto). Insomma un buon modo di passarsi via due ore e venti della propria vita in puro hollywood style.
Una sola curiosità: Ian McKellen resta sempre un ottimo attore, ma tutti questi film non saranno un pò troppi per la sua età?

“Robert, devi cercare di raggiungere la tomba di Maria Maddalena! Intanto tu, Wolverine, passa alla causa dei mutanti cattivi! E tu, Frodo, porta l’anello sul Monte Fato!”