Così lontano, così vicino
Queste sono le mie ultime ore da adolescente.
Suona strano, anche perché adolescente non mi sento da ormai qualche tempo, ma si tratta ovviamente di semplici percezioni che il tempo confermerà o smentirà, e che molto spesso smentisce.
In ogni caso finiscono sette anni della mia vita piuttosto confusi, pieni di cambi di direzione, di rivoluzioni fisiche e mentali. Anni che mi sono serviti un pò per perdermi e un pò per ritrovarmi.
Così lontano, così vicino, come il titolo di quel film di Wim Wenders.
“Free Bird” la canzone dei Lynyrd Skynyrd che ascoltavo a quattordici anni mentre leggevo “Lo Hobbit” e che ieri notte cantavo tornando in auto da Verona è l’ottima colonna sonora di queste ore di passaggio. Una giusta sintesi, insomma.
Il giro di boa verrà festeggiato nel modo più essenziale possibile. A dire il vero avrei voluto fosse una serata come un altra, senza tante cerimonie, e invece ho la “sfiga” (fosse sfiga questa) di compiere gli anni al culmine dell’estate. “Al tuo compleanno succede sempre qualcosa di interessante”, mi ha detto qualche tempo fa Spa, riferendosi a situazioni al limite del paradossale che qui non riporterò per questioni di privacy/dignità.
Perciò, addio adolescenza. Sei stata abbastanza spensierata, crudele, paranoica, insomma degna del tuo nome. E perciò molto istruttiva. Nel bene e nel male mi resterai sempre dentro.
Benvenuti vent’anni. Fatemi divertire e crescere. Fatemi vivere mille esperienze belle e brutte, allegre e tristi, dolci e amare. Non aspetto altro.
