La mia carriera da teenager si è conclusa da poco meno di un mese. Momento ideale per fare qualche bilancio. Bilancio che segue il celebre “metodo Nick Hornby”, cioé la stesura dell’ennesima top five. Pronti? Bene, iniziamo.
5) La Canzone: “What’s My Age Again?” dei Blink 182
Non sarà molto profonda, ma questa canzone è adolescenza allo stato puro. Scoperta nella primavera 2000, all’alba dei miei 14 anni, è stata un degno prologo dei successivi sette. Le sue note uscivano gracchianti dalle casse scrause di un lettore CD altrettanto scrauso, creando la perfetta colonna sonora di una Pasquetta 2000 tra le campagne inseme ai compagni di classe (delle medie). Alcuni di loro sono andati dimenticati strada facendo, ma altri ci sono ancora. E nonostante le nostre vite e i nostri gusti musicali siano cose ormai molto cambiate, in loro compagnia questa canzone viene tuttora riascoltata e cantata.
4) Il passatempo: I Giochi di Ruolo Cartacei
Ai non addetti ai lavori questo potrebbe sembrare un passatempo per gentaglia come disadattati, malati mentali e adoratori di Satana. Nulla di più falso. Le frasi della serie “ma dai, alla tua età pensi ancora agli elfi?” sono state un ritornello ricorrente degli ultimi anni, cioè da quella lontana estate del 2002 in cui io, Kali, Matteo e Paolo abbiamo iniziato ad avventurarci nello sconfinato mondo dei GDR, viaggio che prosegue ancora oggi con le dovute modifiche. Giocare di ruolo non è soltanto uno svago, ma una vera e propria palestra dell’immaginazione e del carattere.
Dell’immaginazione perché sfido voi a non usarla quando vi trovate a creare un personaggio che esca un minimo dai soliti cliché o un’avventura che desti almeno un certo interesse.
Del carattere perché il fatto di doversi confrontare con dei propri coetanei dentro e fuori dal gioco ti permette di far emergere il proprio carattere e di comprendere meglio quello dei propri amici.
Non è un caso che proprio da qui sia nata quella pazza combriccola che frequento tuttora in ameni luoghi lacustri.
3) Il Libro: “La Linea d’Ombra” di Joseph Conrad
L’ho letto tutto d’un fiato nella primavera di tre anni fa, più o meno nello stesso periodo di una memorabile gita a Roma. Lo spirito di gruppo, l’esotismo, l’inquietudine di un cambiamento. Era tutto perfettamente sincronizzato con quei momenti. E questo li ha resi ancora più degni di essere vissuti.
2) Il Film: “Quasi Famosi” di Cameron Crowe (2000)
Quando qualche settimana fa stavo parlando di questa pellicola con la mia amica Chiara. Lei soridendo ha detto: “Il protagonista mi ricorda troppo te!”. La fanciulla ha perfettamente centrato il punto.
Questo film è mio. Tutto mio. Il mio fiiiiiiiiiiiiiilm.
Certo, non sono mai stato contattato dalla rivista Rolling Stone per scrivere un articolo (non ancora… XD) non ho mai seguito una rock band in tour da San Diego a New York e non sono stato seviziato da gran belle figliuole di groupies (magari!). Però ho avuto anch’io qualche esperienza con “l’industria del più fico”, quando appartenevo ancora a quell’età in cui la divisione coranica tra fighi e sfigati, tra griffati e malcagati registra drammaticamente il suo picco. Il sottoscritto, catapultato dalla provincia nell’ambiente mondaiolo cittadino, tra Sottoriva, ape(ritivi), gergo adolescenziale, festini ecc. ricorda molto da vicino il giovane William Miller (alias Cameron Crowe, il regista del film) alle prese con lo spietato mondo del rock.
Alla fine ne siamo usciti tutti e due. Non so dire a chi dei due sia andata meglio. Ma io alle mie “genuine” radici ci sono tornato comunque e pure arricchito, secondo l’hegeliano schema di tesi-antitesi-sintesi. Così lontano, così vicino, dicevo qualche post fa.
P.S. Sono tuttora innamorato di Penny Lane.
1) Il luogo: Il Maffei
La scuola superiore più elogiata e contestata della città. Lo sfondo di cinque anni vissuti pericolosamente. Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli inizi in cui un viaggio in treno di un quarto d’ora sembrava qualcosa da “grandi” agli ultimi giorni in cui parcheggiavo la mia fedele Cinquecento nel parcheggio professori (Ehehehe… ma l’avranno mai scoperto?).
Forse il buon Bretek potrebbe raccontarvi meglio questo strano posto di cui io, in fin dei conti, sono stato un ospite piuttosto marginale. Più che altro ho ricevuto, restituendo molto poco.
E allora un po’ per farmi perdonare metto il vecchio Maffei al primo posto di questa classifica. Se lo è meritato, e almeno questo piccolo tributo glielo devo concedere.