Archive for Agosto, 2006


L’Arte (Messa Da Parte) Del Bere.

E a un certo punto della sua storia sociale, l’uomo decise che le bevande alcoliche non erano adatte solo a gente mentalmente matura e fisicamente sviluppata, ma anche a folle di preadolescenti brufolosi amanti della trasgressione.
Così iniziò la produzione industriale di bibitone i cui coloranti e additivi coprivano quella discreta percentuale di alcol che avrebbe abituato la giovane clientela al suo gusto. I barmen architettarono drink potenti ma gustosi, in modo da accontentare le inesperte papille gustative dei loro clienti ma allo stesso tempo farli uscire dal locale più barcollanti di una sedia a dondolo.

No, questo non è un post moralisa nè proibizionista. Anche perché se lo fosse sarei un bell’ipocrita.
Si tratta di un rammarico su come il bere sia in breve tempo scaduto da nobile arte a mero meccanismo di consumo. Una logica che si avvicina molto a quella delle sigarette mentolate.

Qualche giorno fa leggevo alcune pagine de “I Cocktail” di Veronelli. A quanto sembra, gran parte di quegli intrugli che vengono oggi serviti non si avvicinano nemmeno lontanamente all’idea di Cocktail con la C maiuscola.
L’alcol, secondo il costume attuale, non ha più sapore. Serve soltanto a uccidere il sistema nervoso. Sono gli analcolici, che servono da agenti modificanti, a fornire gusto ai drink.
Quando beviamo Rum e Cola, Rum e Pera, Gin Lemon, Vodka alla Mela Verde, in realtà non stiamo bevendo Rum, Gin o Vodka. Stiamo bevendo Coca cola, Succo di Pera, Limonata, Succo di Mela Verde. Noi assaporiamo questi gusti, mentre ignoriamo l’alcol, rilegandolo all’infimo ruolo di demolitore di cervelli. Non vi pare che lo stiamo sminuendo un po’ troppo?

Qualche vizio, da bravi esseri umani, ogni tanto ce lo possiamo concedere. Ma di questi vizi assaporiamo per lo meno il gusto. Per una sera lasciamo perdere il solito Rum e Pera e assaggiamo un buon short drink. Magari potrebbe anche piacere.

Born To Be Wilde

E se Oscar Wilde non avesse detto o scritto tutti quei suoi aforismi?
Probabilmente oggi il numero di persone che si vanta di aver letto qualche sua opera risulterebbe di gran lunga ridotto.

Avvertenza: questo post potrebbe a sua volta diventare un aforisma. Qualora ciò accadesse, il sottoscritto declina ogni responsabilità riguardo suoi usi e soprattutto abusi in contesti inappropiati e insulsi, come ad esempio gli Smemoranda. Tale avvertenza va estesa a ogni altra frase scritta o pronunciata dal sottoscritto in qualsiasi momento della sua esistenza mortale.
Scusa, Oscar.

Top 5’s - Ciò che più ha influenzato la mia adolescenza

La mia carriera da teenager si è conclusa da poco meno di un mese. Momento ideale per fare qualche bilancio. Bilancio che segue il celebre “metodo Nick Hornby”, cioé la stesura dell’ennesima top five. Pronti? Bene, iniziamo.

5) La Canzone: “What’s My Age Again?” dei Blink 182

Non sarà molto profonda, ma questa canzone è adolescenza allo stato puro. Scoperta nella primavera 2000, all’alba dei miei 14 anni, è stata un degno prologo dei successivi sette. Le sue note uscivano gracchianti dalle casse scrause di un lettore CD altrettanto scrauso, creando la perfetta colonna sonora di una Pasquetta 2000 tra le campagne inseme ai compagni di classe (delle medie). Alcuni di loro sono andati dimenticati strada facendo, ma altri ci sono ancora. E nonostante le nostre vite e i nostri gusti musicali siano cose ormai molto cambiate, in loro compagnia questa canzone viene tuttora riascoltata e cantata.

4) Il passatempo: I Giochi di Ruolo Cartacei

Ai non addetti ai lavori questo potrebbe sembrare un passatempo per gentaglia come disadattati, malati mentali e adoratori di Satana. Nulla di più falso. Le frasi della serie “ma dai, alla tua età pensi ancora agli elfi?” sono state un ritornello ricorrente degli ultimi anni, cioè da quella lontana estate del 2002 in cui io, Kali, Matteo e Paolo abbiamo iniziato ad avventurarci nello sconfinato mondo dei GDR, viaggio che prosegue ancora oggi con le dovute modifiche. Giocare di ruolo non è soltanto uno svago, ma una vera e propria palestra dell’immaginazione e del carattere.

Dell’immaginazione perché sfido voi a non usarla quando vi trovate a creare un personaggio che esca un minimo dai soliti cliché o un’avventura che desti almeno un certo interesse.

Del carattere perché il fatto di doversi confrontare con dei propri coetanei dentro e fuori dal gioco ti permette di far emergere il proprio carattere e di comprendere meglio quello dei propri amici.

Non è un caso che proprio da qui sia nata quella pazza combriccola che frequento tuttora in ameni luoghi lacustri.

3) Il Libro: “La Linea d’Ombra” di Joseph Conrad

L’ho letto tutto d’un fiato nella primavera di tre anni fa, più o meno nello stesso periodo di una memorabile gita a Roma. Lo spirito di gruppo, l’esotismo, l’inquietudine di un cambiamento. Era tutto perfettamente sincronizzato con quei momenti. E questo li ha resi ancora più degni di essere vissuti.

2) Il Film: “Quasi Famosi” di Cameron Crowe (2000)

Quando qualche settimana fa stavo parlando di questa pellicola con la mia amica Chiara. Lei soridendo ha detto: “Il protagonista mi ricorda troppo te!”. La fanciulla ha perfettamente centrato il punto.

Questo film è mio. Tutto mio. Il mio fiiiiiiiiiiiiiilm.

Certo, non sono mai stato contattato dalla rivista Rolling Stone per scrivere un articolo (non ancora… XD) non ho mai seguito una rock band in tour da San Diego a New York e non sono stato seviziato da gran belle figliuole di groupies (magari!). Però ho avuto anch’io qualche esperienza con “l’industria del più fico”, quando appartenevo ancora a quell’età in cui la divisione coranica tra fighi e sfigati, tra griffati e malcagati registra drammaticamente il suo picco. Il sottoscritto, catapultato dalla provincia nell’ambiente mondaiolo cittadino, tra Sottoriva, ape(ritivi), gergo adolescenziale, festini ecc. ricorda molto da vicino il giovane William Miller (alias Cameron Crowe, il regista del film) alle prese con lo spietato mondo del rock.

Alla fine ne siamo usciti tutti e due. Non so dire a chi dei due sia andata meglio. Ma io alle mie “genuine” radici ci sono tornato comunque e pure arricchito, secondo l’hegeliano schema di tesi-antitesi-sintesi. Così lontano, così vicino, dicevo qualche post fa.

P.S. Sono tuttora innamorato di Penny Lane.

1) Il luogo: Il Maffei

La scuola superiore più elogiata e contestata della città. Lo sfondo di cinque anni vissuti pericolosamente. Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli inizi in cui un viaggio in treno di un quarto d’ora sembrava qualcosa da “grandi” agli ultimi giorni in cui parcheggiavo la mia fedele Cinquecento nel parcheggio professori (Ehehehe… ma l’avranno mai scoperto?).

Forse il buon Bretek potrebbe raccontarvi meglio questo strano posto di cui io, in fin dei conti, sono stato un ospite piuttosto marginale. Più che altro ho ricevuto, restituendo molto poco.

E allora un po’ per farmi perdonare metto il vecchio Maffei al primo posto di questa classifica. Se lo è meritato, e almeno questo piccolo tributo glielo devo concedere.

Swiss Trip. Capitolo II - La Musica

E dopo le (dis)avventure del viaggio, ecco alcune parole sui gruppi visti al Rock Oz’Arenes, giornata del 17 Agosto.

Ad aprire le danze è Husky, una band composta da chitarra, tastiera, batteria e armonica. Cosa c’è di strano, mi chiedete? è presto detto. A suonare tutti questi strumenti è un solo uomo. Husky, appunto.
Per ovvie ragioni il suo surf rock (che strizza l’occhio anche alla new wave) non è molto elaborato, ma si fa ascoltare. Una menzione per l’originalità.

I Featuring Jim sono tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un gruppo lo-fi. Facce malinconiche, atteggiamenti pacati e canzoni timide. Con l’eccezione di qualche sonorità accattivante (forse l’aggettivo “accattivante” non è molto consono per un gruppo lo-fi, ma passatemelo), il gruppo non si segnala per nulla di innovativo ma fa quello che deve fare egregiamente. Senza infamia e senza lode.

I Tendance Catalouge sono il gruppo più fuso di testa della giornata. Due ragazzi e una ragazza di Losanna che si presentano sul palco nelle vesti di operai loro e architetta (con tanto di gonna vertiginosa) lei. Il loro synth-pop non è affatto male, e la loro performance ha una buona dose di umorismo. Niente male.

I canadesi Island non risultano molto convincenti. Sono tra i più giovani a suonare, e forse è per questo che peccano di saccenza da primi della classe. Vorrei davvero capire a cosa servono tre violini in una band indie rock. Chi sono questi, i cloni delle Bond direttamente dal Nord America?
Unica nota positiva, la violinista/cantante è una gran bella figliuola.

I Calexico… Io mi sono innamorato dei Calexico. Folk ispaneggiante che si fonde con jazz, country e indie rock. E il bello è che funziona! Come i Modena City Ramblers, più dei Modena City Ramblers.

Avevo già visto gli Oceansize a Bologna qualche mese fa, e un loro concerto resta tra le migliori esperienze live a cui si possa assistere. I cinque di Manchester non suonano. Recitano. Si muovono sul palco come marionette psichedeliche, lasciandosi trascinare dal loro progressive rock a volte dolce, a volte violento. Meravigliosi.

I Franz Ferdinand sono l’evento principale della serata. Incredibile ma vero, suonano meglio dal vivo piuttosto che da album. Infatti l’unico difetto di questi ragazzi della porta accanto è la cosiddetta “sindrome degli AC/DC”. Sono riusciti a creare uno stile originale e spigliato, e al di là di quello non sanno andare. E infatti le loro canzoni sono belle, ma suonano tutte allo stesso modo. In concerto invece si divertono -e fanno divertire- avvicinandosi ogni tanto a uno stile più acustico e usando tocchi di virtuosismo (la batteria suonata a sei mani verso la fine del concerto) secondo la migliore tradizione dell’intrattenimento britannico.

A fine serata suonavano gli Hollywood Porn Stars. Ma i miei neuroni, sottoposti all’ascolto di musica live da circa otto ore di fila, mi hanno implorato pietà, e così non sono riuscito ad apprezzare questi emuli degli Hives che non sembravano niente male. Sarà per la prossima.

Swiss Trip. Capitolo I - Il viaggio.

Sono appena tornato dalla Svizzera, per la precisione dal ridente paesino di Avenches. Questo posto, a pochi chilometri da Berna (e circondato dal nulla) ospita nel suo suggestivo anfiteatro romano un festival rock di medio livello, con ospiti del calibro di Jovanotti, Franz Ferdinand, Radiohead.
Ecco alcune cose che ho imparato nel corso del mio recente soggiorno.

- Iniziare un viaggio on the road su una Peugeot 206 ascoltando i Def Leppard è decisamente esaltante.

- Una nota per tutti coloro che sono cresciuti a pane e MTV: il modo migliore per ascoltare la musica non è cambiare canzone ogni 35 secondi, ma lasciare scorrere il CD per tutta la sua durata, hidden tracks incluse.

- Mentre alla dogana svizzera si procede con un controllo dei documenti, a quella italiana invece gli basta guardarti male. Combattiamo i criminali con i sensi di colpa. Geniale.

- I Prodigy non sono proprio la colonna sonora ideale per attraversare le Alpi. Molto meglio gli Air o gli Amplifier.

- I cartelli autostradali in Svizzera sono qualcosa di inquietantemente enorme e minaccioso (soprattutto quelli scritti in tedesco).

- Mai scegliere la via più breve verso qualcosa, soprattutto se questa via più breve passa attraverso la catena montuosa più alta d’Europa.

- Dopo aver speso 18 euro per due panini striminziti e tre coche consumate in una baita di montagna simile a un castello nazista sono arrivato alla seguente conclusione: la Svizzera non è una nazione, è un’associazione a delinquere.

- Se visiterete un festival musicale svizzero vagando per gli stand culinari mentre sullo sfondo i Jamiroquai suonano un’esaltante versione di “Deeper Underground”, vi dimenticherete in pochi secondi di tutti i concerti a cui avete assistito in precedenza.

- La teoria secondo cui per individuare la presenza di italiani all’estero basti cantare “po-po-po-po-po-po” o in alternativa “o-le-le, o-la-la” non è stata verificata ma rimane tristemente verosimile.

- Le due del mattino non sono esattamente l’orario ideale per montare una tenda da campeggio.

- Il “riposo” di tre persone in una tenda umanamente concepita per ospitarne due produrrà odori sapori e rumori che mai avrete percepito in vita vostra. Se poi uno dei tre componenti si addormenta sopra alcune barrette di cioccolato, buon divertimento.

- È scientificamente provato. mettete tre italiani nei pressi di un pallone da calcio incustodito e questi inizieranno immediatamente a giocarci.

- La lingua inglese è considerata dagli svizzeri francesi alla stregua dello swahili. Tutti sanno più o meno che cos’è ma nessuno lo parla.

- Gli svizzeri sono davvero una civiltà superiore. I loro kebab non ti stanno sullo stomaco.

- In Svizzera non esistono ragazze brutte. Il minimo riscontrabile è “molto carina”.