Lettera aperta a Nanni Moretti
Caro Nanni,
Visto che non conosco il tuo indirizzo e-mail, ti scrivo pubblicamente. Nonostante la modesta affluenza di questo blog, spero che il messaggio ti possa arrivare comunque.
Questa lettera non è come altre che penso avrai ricevuto in questi ultimi anni. Non vuole né osannarti né criticarti. Vuole soltanto farti una proposta.
Se tutto va come previsto, nel giro di due anni in Italia dovremmo trovarci di fronte un inedito schieramento politico: il Partito Democratico. Nuovi capovolgimenti insomma per la sinistra italiana, ma in fondo non è nulla di così sconvolgente. I vecchi militanti sono ormai avvezzi a questo rito a cadenza decennale, molto simile al famigerato “Contrordine, compagni!” di Guareschi. Certo, è un rito spesso benefico, pensando alle conseguenze rivolte d’Ungheria, al ‘68, all’eurocomunismo, al migliorismo, al PDS e ai DS. Lo è un po’ meno nel momento in cui si rischia di perdere, per scelta dei vertici, alcune preziose radici. Ma questa è un’altra storia…
Il motivo per cui ti scrivo è legato a un tuo mediometraggio uscito nel 1990, La Cosa, in cui documentavi con taglio analitico, non senza l’usuale piglio ironico, il passaggio dal PCI al PDS. Nella pellicola facevi trapelare il senso di disorientamento degli iscritti al partito, l’amarezza nello scoprire che i legami tra comunisti italiani e sovietici non erano stati poi del tutto recisi, ma anche e soprattutto la visione critica, la voglia di discutere e di costruire, cose che hanno sempre costituito un grandissimo pregio della sinistra in Italia.
Ecco, io credo che, date le simili circostanze, sia arrivato il momento di girare un La Cosa 2. Andare nelle stesse sezioni di partito visitate nel primo documentario, scoprire com’è andata a finire (nella base, intendo, nei vertici sappiamo tutti com’è andata a finire) la tormentata storia del primo film, e poi capire qual’è il sentimento attuale nei confronti di questa nuova “cosa”, che in effetti un nome ce l’avrebbe, ma, almeno ad oggi, poco più di quello.
Credo sarebbe un’importante (ed ennesima) analisi di coscienza dell’attuale centro-sinistra, nonché di un sistema politico che si sta rivelando sempre più incerto e transitorio.
Perlomeno, sarebbe un film che io apprezzerei molto.

