Come una pietra calciata
Torniamo al discorso di due post fa. Per capire quello che voglio dire, pensate a questo:
Rolling Stone Italia, numero 42 dell’Aprile 2007.
Se lo avete a portata di mano, allora prendetelo. Vi permetterà una lettura più agevole di questo post.
Rolling Stone, si sa, è conservatore, e questo è il minimo che ci si può aspettare da una testata uscita per la prima volta il 9 novembre 1967. Ma che questo orgoglio si trasformi in insulto ai tempi moderni ogni volta che capita l’occasione, bè qui non ci sto. E il bello è che l’occasione (per lo meno nel numero visionato) capita anche troppo spesso. In particolar modo mi riferisco a due articoli:
A pagina 108 si racconta la storia di Claudio Trotta, uno tra i maggiori organizzatori di concerti in Italia. Un’interessante riflessione sul mondo dei raduni musicali. Non senza la solita stilettata alla musica d’oggi. “Forse il rock da stadio è finito” affermano intervistatore e intervistato, lasciando trapelare un qualcosa che sa di un’apocalittico “Siamo al capolinea”. Ma possibile che nell’epoca di Myspace, dell’indie rock e dei dischi autoprodotti la musica bella debba essere ancora misurata sulla base di quanta gente partecipa ai concerti? E soprattutto, quale artista di art-rock introverso vorrebbe davvero suonare a Wembley o a San Siro?
Stadium rock non è a mio parere per forza sinonimo di qualità.
70 pagine dopo appare la recensione del secondo album in studio dei Maximo Park, Our Earthly Pleasures. Fateci caso: la sintesi dell’articolo è che l’album è insulso, ma suona bene, e questo basta per renderlo un buon album degli anni 2000.
Grazie, davvero grazie, RS. Ora so che quando avrò voglia di sentirmi sbrodolare banalità addosso basterà acquistare una tua copia all’edicola più vicina.

Aprile 11th, 2007 at 21:16
Uhmmmmm….. Concordo con te.
kiss ^______________^