TOP 5 - I migliori inizi di film
A (mia) grande richiesta torna anche su questo blog l’ormai leggendaria TOP 5, cioé la mania delle classifiche esplicitamente ispirata a “Altà fedeltà”, libro scritto da quel piccolo grande genio di Nick Hornby.
Oggi parlo di cinema. Nel blog precedente avevo inaugurato questa “rubrica” con i migliori finali di film. Per restare in tema (e per omaggiare un corso universitario che difficilmente verrà dimenticato… vero Max? :P) ecco qui i cinque incipit cinematografici che preferisco:
5) Patton, generale d’acciaio (F. Schaffner, 1970)
Le prime inquadrature, raffiguranti una enorme bandiera statunitense e una serie di piani che esplorano i simboli di potere del generale, fanno pensare che ci troveremo di fronte alla solita alta retorica di guerra. E invece no. George C. Scott, a quanto pare così appassionato a ruoli militareschi atipici, ci incanta con sei appassionanti minuti di sincero flusso di coscienza. C’è il patriotismo, ma è spietato. C’è invettiva contro il nemico, ma è cinica e al tempo stesso pietosa. È una guerra senza tante mistificazioni, che non è mai veramente vinta, ma più che altro persa da qualcuno. Che sia anche pacifismo atipico?
4) Sin City (R. Rodriguez & F. Miller, 2005)
Quale modo migliore di iniziare un film ad episodi se non con un breve episodio a sé stante? Se poi l’episodio racchiude tutta l’atmosfera che ritroveremo nel resto della pellicola, cosa chiedere di più?
3) Star Wars, episodio IV: Una nuova speranza (G. Lucas, 1977)
Il logo della casa di distribuzione (20th Century Fox) e di quella di produzione (Lucasfilm Ltd.). Sono queste le ultime due ancore che trattengono lo spettatore al mondo reale, ancore che però vengono subito staccate, d’improvviso, senza tante cerimonie. Neanche ci sono gli attesi, rassicuranti titoli di testa. Lo spettatore si trova tutto d’un tratto catapultato in quella galassia lontana lontana così efficamente descritta dalla musica di John Williams e dal prologo scritto in obliquo che scompare in fondo tra le stelle, dove saremo anche noi tra pochi minuti, ma dove in realtà vorremmo già essere.
Se iniziare bene un racconto significa trascinare lo spettatore, qui George Lucas ci riesce alla perfezione.
2) Full Metal Jacket (S. Kubrick, 1987)
Di questo film tutti ricordano (e sanno a memoria) il solito trito e ritriro discorso del sergente istruttore. Dimenticando l’intensità della scena immediatamente precedente, in cui gli arruolati nei marines vengono rasati a zero con sottofondo country. Banale primo piano di una scena altrettanto banale, eppure riesce a disgustarci proprio come le atrocità dell’addestramento a cui assisteremo tra poco. Ed è qui che sta tutta la grandezza di Kubrick.
1) I quattrocento colpi (F. Truffaut, 1959)
La macchina da presa che, durante i titoli di testa, non esplora, ma accarezza, sfiora appena i luoghi a cui il regista si sente più legato, in questo caso Parigi. Tutto qua. Nessun artificio. D’altronde, qui si vuole raccontare una storia personale d’infanzia, una confidenza piena di emozioni. Questo è esattamente lo stilema, il marchio di fabbrica con cui ogni buon film autobiografico dovrebbe iniziare. Ed in effetti è stato così non solo per la Parigi di Truffaut, ma anche per la Correggio di Ligabue e la San Diego di Cameron Crowe. Quando il maestro fa scuola.

Giugno 1st, 2007 at 18:16
Sin City è anche tra i miei preferiti !
Ecco una carrellata dei miei fav :
http://wbnextchapter.wordpress.com/2007/03/23/my-fav-movies-rockyou/
Ok, l’ammetto, molti non sono dei capolavori, ma a me piacciono.
Cavoli, mi sono accorta che manca Sin
Continua con questa rubrica che prendo spunto sui film da vedere !
Giugno 2nd, 2007 at 17:07
hai acquisito il moleskine-style per questo post..complimenti;-)