Gli esami finiscono. Sempre.
“Basta, possiamo fermarci qui”.
Ma quanto sono belle queste parole, soprattutto se chi le pronuncia è il prof sul cui libro hai speso intere settimane della tua vita? Quello contro cui hai imprecato e per cui hai studiato mentre i tuoi amici si godevano i bagni estivi? Tiri un sospiro di sollievo e, come per magia, un nuovo voto si aggiunge sul libretto.
Eppure nella mente del bravo e diligente studente, fino a quel momento abituata a concepire la propria vita come finalizzata all’esame orale e nulla di più, si produce un shock non indifferente…
Il tuo corpo, che durante tutta la durata dell’esame è rimasto in una virtuosa posizione di rigidità accademica si affloscia sulla sedia come caramello. Il volto, che assume l’espressione di Maurizio Gasparri nei momenti di maggiore perspicacia, annuisce a mitraglia in risposta al fatidico “Il voto è XX. Lo accetta?”. XX non è una variabile, ma ciò che effettivamente lo studente capisce da quella domanda. Una sequenza di due cifre, qualunque esse siano, è più che sufficiente per far scattare il meccanismo dell’annuire automatizzato.
Poi, mentre il tuo libretto viene vergato dalla raffinatissima penna del tuo prof, il tuo sguardo casca verso le decine di persone che aspettano di prendere il tuo posto. Sul viso, il Gasparri-style lascia il posto a un sorriso che è una via di mezzo tra la soddisfazione, la compassione e lo sfottò verso i prossimi sfortunati. Poi, un flash improvviso passa nella tua mente.
Si, è proprio finito.
Il tuo colorito passa dal bianchiccio “adesso mi sega” al roseo e salutare “adesso si cazzeggia”. Abbandonato il posto di combattimento, ti dirigi nel primo angolo nascosto agli occhi della commissione esaminatrice e produci un’esultanza random di origine calcistico-pornografico-popolare. Tra le più comuni:
- Con gli occhi spalancati agitare la mano nel gesto della masturbazione maschile.
- Portarsi la mano all’orecchio e farla mulinare secondo il Luca Toni-syle.
- Immaginare che il cestino dell’immondizia dello studio del prof sia la coppa del mondo e alzarla al cielo.
Ovviamente il neopromosso provoca disgusto e sconcerto presso i suoi colleghi, ma a lui non gliene può fregare una cippa. Le sue capacità percettive e morali ora come ora sono quelle di un cocainomane appena uscito da un prelievo del sangue.
Esci dallo studio del professore rotolando giù per le scale, persino se le scale non ci sono. Finalmente all’aperto puoi iniziare a scorrere la rubrica del tuo cellulare per scrivere sms di pavoneggiamento gratuito. Messaggi che, di solito, contengono più punti esclamativi che caratteri alfanumerici. I più comuni destinatari sono: mamma, papà, fidanzata/o, coinquilini/e, amici di facoltà, il tizio che non avevi mai visto prima ma a cui hai chiesto tutti gli appunti delle lezioni (dalla scrittura peraltro indecifrabile), il tizio che ha fatto l’esame all’appello precedente e da cui ti sei fatto spiegare i dettagli più morbosi della sua interrogazione (sua risposta usuale al messaggio: “te l’avevo detto!”), e via così.
Tra le euforie varie arriva anche il momento di far fede al proprio onore studentesco. Infatti, se l’esame è particolarmente ostico, di sicuro avrai scommesso qualcosa con i tuoi amici che, in questi casi, non hanno memoria corta.
Di solito ai primi esami si promette di offrire birre a destra e a manca. Se però lo studente si rivela molto diligente ed è a posto con il piano di studi, presto abbandonerà questa pratica, ben poco adatta alle ristrette finanze dell’universitario medio.
E da qui alla goliardia più bieca il passo è breve.
Il grado di delirio della scommessa è pari al grado di difficolta dell’esame. Si passa dall’immergere la testa nella fontana della piazza locale (inquietante soprattutto se la si fa in sessione invernale) alle corse in mutande lungo le vie cittadine. Il tutto corredato da evidenti testimonianze audiovisive, in modo che trent’anni dopo la tua laurea possa scattare lo sputtanamento di fronte a moglie, figli e nipoti.
Bello baldanzoso e in compagnia di amici divertiti per le tue performance precedenti ti dirigi verso il primo bar sotto tiro, in modo da continuare degnamente la festa, però stavolta a gradazione alcolica più alta.
Eppure arrivato a questo punto il tuo cervello -che scemo non è- entra in una specie di fase rem ad occhi aperti, e tutta la voglia di spakkare (cone due k) si biodegrada. Al massimo cacci qualche urlo, batti pugni sul tavolo, ma nulla di più. La discesa verso l’apatia completa è inesorabilmente iniziato.
E infatti, circa due ore dopo la fine dell’esame, l’oblio si è ormai impossessato della tua mente. La balla di birra e grappa alla mela verde che ti eri ripromesso di fare per la sera stessa ti sembra ormai più irrealizzabile dell’alternanza democratica nella Germania del 1940. Non ti resta che tornare a casa, neanche salutare i tuoi coinquilini/genitori e concedere il tuo corpo un tempo euforico al letto. Domani è un altro giorno. Per cazzeggiare.
Ogni riferimento a eventi o persone è spudoratamente voluto.

Luglio 10th, 2007 at 20:24
quanto è vero…spero solo di poter vivere questa sequenza anche domani.. (p.s. : datti una sguardinata al mio ultimo post e aggiungi commento ;-))
Luglio 23rd, 2007 at 22:13
Avrai altri miliardi di esamiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! XD Gli esami caro mio nn finiscono maiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!! Muahahahahahah XD