In libero stato
Le mie titubanze sul primo V-Day dello scorso 8 settembre le avevo e le ho ancora. Un paese che non ragiona, che ritiene accettabile sostituire la propria coscienza critica con nuove leggi non è un paese che mi va molto a genio.
In un paese davvero libero è innegabile la libertà di scegliere il proprio candidato, anche se questo è un pregiudicato o un condannato. Al massimo lo stato deve mettere il cittadino in condizione di farsi un’opinione ponderata su quel candidato, spiegargli perché è pregiudicato o condannato, e se vale la pena di votarlo o no. In un paese davvero libero.
Appunto per questo la raccolta firme appena passata mi è sembrata decisamente più condivisibile. Meglio ancora, una condizione necessaria grazie alla quale attuare individualmente, criticamente e liberamente il primo V-Day. E nonostante mi piaccia poco l’idea di tesserarmi nel partito del “son tutti uguali”, venerdì ho firmato. Ed è stato il 25 aprile più degno di questo nome.
