Ci tenevo a dirlo
Ieri sera ero a San Siro e non ho fischiato la Marsigliese.
Ieri sera ero a San Siro e non ho fischiato la Marsigliese.
Del Regno Unito non me la sento di invidiare proprio tutto tutto, anzi. In alcune cose pare che siamo più avanti persino noi. Ma la loro democrazia è qualcosa che noi neanche ci sognamo.
L’esempio più lampante è forse l’assenza di una costituzione scritta. Nonostante si stia pensando di redigerne una, al momento le istituzioni sono rette attraverso una serie di consuetudini. Consuetudini basate sul buon senso comune. Questo buon senso che è assente da noi, visti i dibattiti politici che si assistono sia tra chi è stato eletto, sia tra chi elegge.
L’assenza di buon senso è più chiara che mai in questo 8 settembre, dove l’unica soluzione che noi troviamo ai problemi della classe dirigente è il V-Day. Una legge che impone principi d’opinione così basilari e banali fa capire quanto sia immatura la nostra democrazia.
Dovrebbe essere l’elettore, con l’arma della preferenza diretta, a capire e stabilire che un condannato in via definitiva non è un rappresentante ideale.
Dovrebbe essere sempre l’elettore a premiare coloro che meritano di sedere in parlamento anche per più di due legislature e a punire coloro che non meritano di starci nemmeno per un giorno.
Evidentemente tutti quelli che oggi saranno in piazza a firmare per la legge Grillo sono Elettori con la E maiuscola, che questa capacità di decidere ce l’hanno e la vogliono usare. E allora perché non usarla e basta, senza leggi o imposizioni?
Certo, oggi da noi manca la preferenza diretta, che è un diritto sacrosanto, dal quale derivano tutte le giuste possibilità che Beppe Grillo ci propone oggi. Allora approviamo solo questo punto, e il resto potrebbe anche venire da sè.
Oggi non firmerò, ma neanche protesterò se questa proposta diventerà legge. Di sicuro non sarà una legge che ci farà fare una gran bella figura.
Ricapitolando: in Regno Unito non hanno neanche una costituzione, e noi rischiamo di avere una legge per farci capire chi non è evidentemente degno di sedere in parlamento.

A questo punto la domanda è: chi ci sarà a San Siro?
Bè, visto che sono tra i possessori di un biglietto in tribuna, la risposta è: io!
E magari mi becco pure Domenech seduto a fianco.
E magari lo trovo pure simpatico.
Inquietante…
Si parla tanto, in questi giorni, del nascituro “Partito delle libertà”, che viene presentato quasi come se fosse il prossimo film di J.J. Abrams. Tanta pubblicità, poca informazione.
Smentite, conferme, e infinite voci di corridoio. Tutti ne parlano, ma in realtà nessuno sa di cosa si sta parlando veramente (c’è AN? e l’UDC?).
Il viral marketing è un processo facile e efficace. Una fonte autorevole accenna qualche misero dettaglio sull’oggetto da pubblicizzare -la cui uscita è di solito imminente- e la gente inizia a parlarne, a chiedersi di cosa si tratta. Quando l’oggetto sarà sul mercato, finalmente potrà trovare la tanto agognata risposta comprando, utilizzando (o votando) quell’oggetto. Un pò come quella puntata dei Simpson in cui Gabbo prende il posto di Krusty il Clown nel cuore dei bimbi di Springfield.
Peccato che qui si parli di rappresentare una parte dell’elettorato italiano, e non del prossimo successo al botteghino.
Elettori di centrodestra, ma non siete stanchi di essere sbalorditi con qualche trucchetto da circo? Davvero tutto questo non vi ricorda proprio nulla?
Le morti di Antonioni e Bergman erano ormai tristemente prevedibili. Ma in ogni caso la loro scomparsa ci fa sentire, almeno artisticamente, come il personaggio interpretato da David Hemmings in Blow Up. Sperduti come macchie nella foto di un prato.