Archive for the ‘My generation’


Frange di focolai a nordest

E, visto che siamo in tema di veronesità, è mia grande gioia e onore poter comunicare che FINALMENTE È ARRIVATO! Mi riferisco a quella Bibbia dei fashion victim che è Frangetta, ma edizione veronese!

Dolorosa ma doverosa la citazione al Maffei. Per il resto tutto azzeccatissimo.
Onore al merito ai Sentenziosi.

Resto in attesa di una versione padovaneggiante del pezzo. Che potrebbe essere anche molto inquietantemente simile… Ma tanto vale riderci così, piuttosto che piangerci.

È ora possibile spegnere il computer

Vi ricordate questa schermata di Windows con scritta arancione su sfondo nero? Si, proprio quella dei computer pre-case ATX! Forse per la mia generazione rappresenta quello che la scritta “fine delle trasmissioni” della RAI rappresentava per i nostri genitori.
Perché ve ne parlo? Perché mi sembra un buon modo di iniziare un post dai toni nostalgici ma non troppo.

È un post che prende ispirazione dal blog di iMod, e con cui voglio tracciare anch’io una mia breve cronistoria informatica. Il mio curriculum è comunque molto più breve ed umile del suo, vista la mia giovane età e la mia esperienza con i soli PC IBM-compatibili.

Bè, fatte queste premesse, iniziamo!

intel_80286.jpgIntel 80286, ma per gli amici anche solo 286: A metà anni ‘90 questo pezzo d’esubero di una piccola azienda locale era già antiquato quando fece il suo ingresso trionfale nel mio salotto di casa. E fu amore a prima vista.

Io e mio padre rimanemmo a bocca aperta quando l’amico che ce l’aveva venduto ci spiegò come far partire Windows 3.1 dalla shell di DOS. No, non sto esagerando con l’enfasi emozionale. Per intenderci, era per me un’epoca in cui giocare a campo minato era come stare dentro a un film di fantascienza.

Tutto quello che mi ricordo da un punto di vista tecnico è che si accendeva con una levetta rossa che, se usata ancora oggi, farebbe il suo figurino vintage. È stata questa macchina delle meraviglie a farmi conoscere pietre miliari videoludiche (anch’esse già vecchie all’epoca) del calibro di Sim City (il primo! si, quello con visuale piatta!), Prince of Persia e Wolfenstein 3D (rigorosamente versione shareware), più altre miriadi di cazzatine che ci si scambiava tra amici attraverso i floppy disk. Alla fine lo vendemmo, e oggi giace indecorosamente sepolto nella soffitta di chissà chi.

pentium-mmx1.jpgPentium 233 MMX: Se fosse stato una persona, questo PC si sarebbe di sicuro chiamato Maurizio Mosca. Era il computer più problematico che abbia mai visto. Penso abbia passato più ore in assistenza che in casa mia. Per carita, il mio zampino di smanettone niubbissimo ce l’ho messo, eccome se ce l’ho messo… Si però anche lui poteva comportarsi un po’ meglio, dai!

È stato anche il PC che ha subito più modifiche. Prima fra tutte, l’intramontabile scheda grafica Voodoo2 della defunta 3dfx. Poi diversi hard disk sempre meno difettosi del primo. Poi il modem 56k, e da lì il primo approccio a internet. Poi uno scanner con ingresso in porta parallela (erano ancora gli albori dell’USB) Poi Windows 98, subentrato al 95. Sul finire della sua carriera era persino dotato di un masterizzatore CD.

Altri videogiochi storici si sono avvicendati su questa piccola gloria. Tra i titoli più importanti: Dark Forces II Jedi Knight (fu il gioco inaugurale, mi sa) Quake, Quake II (entrambi completati sia senza che con 3dfx), Quake III (scattosissimo, ma c’era), GTA 2, Commandos, Half Life, The Sims, e numerose avventure grafiche della LucasArts (ero già un retrogamer degno di nota all’epoca :)). Quello che rimase più a lungo installato fu Civilization II. Ormai ero arrivato a giocare partite con la stessa velocità con cui si gioca a un solitario. A volte mi spavento da solo… :|

amd_palo_1700.jpgAMD Athlon XP 1800+: Il primo PC di cui mi scelsi i componenti in tutto e per tutto. Ma anche quello che divenne obsoleto più velocemente. Uhm, devo aver sbagliato a fare i miei conti…

Solo un esempio per farvi capire: passai alla AMD perché volevo provare le magie dell’overclocking, cosa per cui i processori della casa di Sunnyvale sono molto quotati. Purtroppo gli AMD sono anche molto quotati per necessitare di dissipatori della rumorosità di un caterpillar. Alla fine non feci nessun overclocking con questo PC, e comunque ebbi la mia (superflua) dose di rumorosità.

Non fraintendetemi però, il suo lavoro l’ha fatto egregiamente. Fu il primo ad avere l’ADSL, a leggere e masterizzare DVD, a farmi guardare film. Mi fece trastullare con titoli come Morrowind e GTA 3 e tutti i suoi derivati, nessuno escluso. È ancora vivo e vegeto, anche se per me è morto il giorno in cui, nonostante la sua caparbietà, la ventolina della GeForce 4200 cessò di girare a causa della polvere…

Acer Aspire: Acquistato per esigenze di mobilità, è il mio PC attuale, il primo notebook. Segnato da un ritorno a mamma Intel e alla scoperta delle schede ATI, è quello che mi ha fatto apprezzare le meraviglie grafiche di Call Of Duty e Oblivion. Con lui sono entrato a tutti gli effetti nel web 2.0 e nel mondo di Ubuntu, dal quale sarà dura staccarmi. Nonostante alcune settimane in assistenza, sta conducendo una vita molto dignitosa. Null’altro da dire, visto che le sue avventure sono ancora in corso.

And the story goes on…

Top 5’s - Ciò che più ha influenzato la mia adolescenza

La mia carriera da teenager si è conclusa da poco meno di un mese. Momento ideale per fare qualche bilancio. Bilancio che segue il celebre “metodo Nick Hornby”, cioé la stesura dell’ennesima top five. Pronti? Bene, iniziamo.

5) La Canzone: “What’s My Age Again?” dei Blink 182

Non sarà molto profonda, ma questa canzone è adolescenza allo stato puro. Scoperta nella primavera 2000, all’alba dei miei 14 anni, è stata un degno prologo dei successivi sette. Le sue note uscivano gracchianti dalle casse scrause di un lettore CD altrettanto scrauso, creando la perfetta colonna sonora di una Pasquetta 2000 tra le campagne inseme ai compagni di classe (delle medie). Alcuni di loro sono andati dimenticati strada facendo, ma altri ci sono ancora. E nonostante le nostre vite e i nostri gusti musicali siano cose ormai molto cambiate, in loro compagnia questa canzone viene tuttora riascoltata e cantata.

4) Il passatempo: I Giochi di Ruolo Cartacei

Ai non addetti ai lavori questo potrebbe sembrare un passatempo per gentaglia come disadattati, malati mentali e adoratori di Satana. Nulla di più falso. Le frasi della serie “ma dai, alla tua età pensi ancora agli elfi?” sono state un ritornello ricorrente degli ultimi anni, cioè da quella lontana estate del 2002 in cui io, Kali, Matteo e Paolo abbiamo iniziato ad avventurarci nello sconfinato mondo dei GDR, viaggio che prosegue ancora oggi con le dovute modifiche. Giocare di ruolo non è soltanto uno svago, ma una vera e propria palestra dell’immaginazione e del carattere.

Dell’immaginazione perché sfido voi a non usarla quando vi trovate a creare un personaggio che esca un minimo dai soliti cliché o un’avventura che desti almeno un certo interesse.

Del carattere perché il fatto di doversi confrontare con dei propri coetanei dentro e fuori dal gioco ti permette di far emergere il proprio carattere e di comprendere meglio quello dei propri amici.

Non è un caso che proprio da qui sia nata quella pazza combriccola che frequento tuttora in ameni luoghi lacustri.

3) Il Libro: “La Linea d’Ombra” di Joseph Conrad

L’ho letto tutto d’un fiato nella primavera di tre anni fa, più o meno nello stesso periodo di una memorabile gita a Roma. Lo spirito di gruppo, l’esotismo, l’inquietudine di un cambiamento. Era tutto perfettamente sincronizzato con quei momenti. E questo li ha resi ancora più degni di essere vissuti.

2) Il Film: “Quasi Famosi” di Cameron Crowe (2000)

Quando qualche settimana fa stavo parlando di questa pellicola con la mia amica Chiara. Lei soridendo ha detto: “Il protagonista mi ricorda troppo te!”. La fanciulla ha perfettamente centrato il punto.

Questo film è mio. Tutto mio. Il mio fiiiiiiiiiiiiiilm.

Certo, non sono mai stato contattato dalla rivista Rolling Stone per scrivere un articolo (non ancora… XD) non ho mai seguito una rock band in tour da San Diego a New York e non sono stato seviziato da gran belle figliuole di groupies (magari!). Però ho avuto anch’io qualche esperienza con “l’industria del più fico”, quando appartenevo ancora a quell’età in cui la divisione coranica tra fighi e sfigati, tra griffati e malcagati registra drammaticamente il suo picco. Il sottoscritto, catapultato dalla provincia nell’ambiente mondaiolo cittadino, tra Sottoriva, ape(ritivi), gergo adolescenziale, festini ecc. ricorda molto da vicino il giovane William Miller (alias Cameron Crowe, il regista del film) alle prese con lo spietato mondo del rock.

Alla fine ne siamo usciti tutti e due. Non so dire a chi dei due sia andata meglio. Ma io alle mie “genuine” radici ci sono tornato comunque e pure arricchito, secondo l’hegeliano schema di tesi-antitesi-sintesi. Così lontano, così vicino, dicevo qualche post fa.

P.S. Sono tuttora innamorato di Penny Lane.

1) Il luogo: Il Maffei

La scuola superiore più elogiata e contestata della città. Lo sfondo di cinque anni vissuti pericolosamente. Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli inizi in cui un viaggio in treno di un quarto d’ora sembrava qualcosa da “grandi” agli ultimi giorni in cui parcheggiavo la mia fedele Cinquecento nel parcheggio professori (Ehehehe… ma l’avranno mai scoperto?).

Forse il buon Bretek potrebbe raccontarvi meglio questo strano posto di cui io, in fin dei conti, sono stato un ospite piuttosto marginale. Più che altro ho ricevuto, restituendo molto poco.

E allora un po’ per farmi perdonare metto il vecchio Maffei al primo posto di questa classifica. Se lo è meritato, e almeno questo piccolo tributo glielo devo concedere.

Così lontano, così vicino

Queste sono le mie ultime ore da adolescente.
Suona strano, anche perché adolescente non mi sento da ormai qualche tempo, ma si tratta ovviamente di semplici percezioni che il tempo confermerà o smentirà, e che molto spesso smentisce.
In ogni caso finiscono sette anni della mia vita piuttosto confusi, pieni di cambi di direzione, di rivoluzioni fisiche e mentali. Anni che mi sono serviti un pò per perdermi e un pò per ritrovarmi.
Così lontano, così vicino, come il titolo di quel film di Wim Wenders.
“Free Bird” la canzone dei Lynyrd Skynyrd che ascoltavo a quattordici anni mentre leggevo “Lo Hobbit” e che ieri notte cantavo tornando in auto da Verona è l’ottima colonna sonora di queste ore di passaggio. Una giusta sintesi, insomma.
Il giro di boa verrà festeggiato nel modo più essenziale possibile. A dire il vero avrei voluto fosse una serata come un altra, senza tante cerimonie, e invece ho la “sfiga” (fosse sfiga questa) di compiere gli anni al culmine dell’estate. “Al tuo compleanno succede sempre qualcosa di interessante”, mi ha detto qualche tempo fa Spa, riferendosi a situazioni al limite del paradossale che qui non riporterò per questioni di privacy/dignità.
Perciò, addio adolescenza. Sei stata abbastanza spensierata, crudele, paranoica, insomma degna del tuo nome. E perciò molto istruttiva. Nel bene e nel male mi resterai sempre dentro.
Benvenuti vent’anni. Fatemi divertire e crescere. Fatemi vivere mille esperienze belle e brutte, allegre e tristi, dolci e amare. Non aspetto altro.

Italia - Germania

“Dagheneeeeeeeeeee!!!”
(SMS di Janov ricevuto a fine partita)

Italia - Germania è un pò come la cometa di Halley. Una meraviglia che riappare sui nostri cieli/teleschermi ogni tot anni. Un evento da non perdere. Una partita maschia e agonistica, appassionante come un poema epico. Per fortuna questa ciclicità è storicamente a nostro favore!
Ogni generazione ha la sua Italia - Germania. La mitica Italia - Germania 4 a 3 di Messico ‘70. La Italia - Germania 3 a 1 di Spagna ‘82 che ci è valsa una terza stella sulla casacca azzurra.

Oggi noi siamo la generazione di Italia - Germania 2 a 0, e non c’è nulla da invidiare alle precedenti.

Dopo partita, tutti in piazza a festeggiare. Apparte alcune idiozie che ci si poteva risparmiare, il carosello nel mio paese è stato qualcosa di unico. Facce vecchie e nuove riunite sotto bandiere, acqua del lago gettata dai secchi, cori da stadio e inni nazionali. Giravano anche parecchi ragazzi tedeschi in vacanza, e mi ha stupito vederli tranquillamente in mezzo alla bolgia, come se niente fosse. Un 30 e lode allo stile!