Archive for the ‘Ricordi’


The story so far

Lettori, perdonatemi perché ho molto peccato. Ho appena fatto una delle cose penso più deprecabili che un blogger possa fare.

Durante la mia usuale colazione a base di caffè e feed RSS sono venuto a conoscienza attraverso il divin Beggi di un metodo per importare i post da Splinder a Wordpress. Visto che il mio precedente blog si trova proprio su quella piattaforma, ho deciso di importare alcune delle cose che ho scritto in precedenza.

Si, ho proprio detto “alcune”. Ho deciso infatti di applicare una specie di autocensura. Autocensura, per carità, esclusivamente formale e non certo contenutistica, visto che il 99% delle cose che ho scritto rispecchia ancora quello che penso oggi, e credo proprio che continuerà ad essere così ancora per lungo tempo. Solo il modo in cui le ho scritte mi è sembrato in alcuni casi banale, insipido. E quindi ZAC! Ho brutalmente tagliato. E non è finita qui. Alcuni post li ho pure modificati per adattarli graficamente a questo blog.

Però sempre di autocensura si tratta. So bene che quello che si è scritto, una volta pubblicato, non lo si dovrebbe cancellare o modificare, per correttezza nei confronti di chi ti legge e per onestà intellettuale. Ma io sono fatto così, sono il più aspro critico di me stesso, e quindi su questo blog troverete solo il “The best of Ultimi post del giovane Privi“, vale a dire i post che troverete tra gennaio 2006 e aprile 2007, anche catalogati sotto la categoria “The story so far”.
Una compilation nostalgica al punto giusto. Spero l’apprezzerete, nonostante alcuni tagli da macellaio.

Top 5’s - Ciò che più ha influenzato la mia adolescenza

La mia carriera da teenager si è conclusa da poco meno di un mese. Momento ideale per fare qualche bilancio. Bilancio che segue il celebre “metodo Nick Hornby”, cioé la stesura dell’ennesima top five. Pronti? Bene, iniziamo.

5) La Canzone: “What’s My Age Again?” dei Blink 182

Non sarà molto profonda, ma questa canzone è adolescenza allo stato puro. Scoperta nella primavera 2000, all’alba dei miei 14 anni, è stata un degno prologo dei successivi sette. Le sue note uscivano gracchianti dalle casse scrause di un lettore CD altrettanto scrauso, creando la perfetta colonna sonora di una Pasquetta 2000 tra le campagne inseme ai compagni di classe (delle medie). Alcuni di loro sono andati dimenticati strada facendo, ma altri ci sono ancora. E nonostante le nostre vite e i nostri gusti musicali siano cose ormai molto cambiate, in loro compagnia questa canzone viene tuttora riascoltata e cantata.

4) Il passatempo: I Giochi di Ruolo Cartacei

Ai non addetti ai lavori questo potrebbe sembrare un passatempo per gentaglia come disadattati, malati mentali e adoratori di Satana. Nulla di più falso. Le frasi della serie “ma dai, alla tua età pensi ancora agli elfi?” sono state un ritornello ricorrente degli ultimi anni, cioè da quella lontana estate del 2002 in cui io, Kali, Matteo e Paolo abbiamo iniziato ad avventurarci nello sconfinato mondo dei GDR, viaggio che prosegue ancora oggi con le dovute modifiche. Giocare di ruolo non è soltanto uno svago, ma una vera e propria palestra dell’immaginazione e del carattere.

Dell’immaginazione perché sfido voi a non usarla quando vi trovate a creare un personaggio che esca un minimo dai soliti cliché o un’avventura che desti almeno un certo interesse.

Del carattere perché il fatto di doversi confrontare con dei propri coetanei dentro e fuori dal gioco ti permette di far emergere il proprio carattere e di comprendere meglio quello dei propri amici.

Non è un caso che proprio da qui sia nata quella pazza combriccola che frequento tuttora in ameni luoghi lacustri.

3) Il Libro: “La Linea d’Ombra” di Joseph Conrad

L’ho letto tutto d’un fiato nella primavera di tre anni fa, più o meno nello stesso periodo di una memorabile gita a Roma. Lo spirito di gruppo, l’esotismo, l’inquietudine di un cambiamento. Era tutto perfettamente sincronizzato con quei momenti. E questo li ha resi ancora più degni di essere vissuti.

2) Il Film: “Quasi Famosi” di Cameron Crowe (2000)

Quando qualche settimana fa stavo parlando di questa pellicola con la mia amica Chiara. Lei soridendo ha detto: “Il protagonista mi ricorda troppo te!”. La fanciulla ha perfettamente centrato il punto.

Questo film è mio. Tutto mio. Il mio fiiiiiiiiiiiiiilm.

Certo, non sono mai stato contattato dalla rivista Rolling Stone per scrivere un articolo (non ancora… XD) non ho mai seguito una rock band in tour da San Diego a New York e non sono stato seviziato da gran belle figliuole di groupies (magari!). Però ho avuto anch’io qualche esperienza con “l’industria del più fico”, quando appartenevo ancora a quell’età in cui la divisione coranica tra fighi e sfigati, tra griffati e malcagati registra drammaticamente il suo picco. Il sottoscritto, catapultato dalla provincia nell’ambiente mondaiolo cittadino, tra Sottoriva, ape(ritivi), gergo adolescenziale, festini ecc. ricorda molto da vicino il giovane William Miller (alias Cameron Crowe, il regista del film) alle prese con lo spietato mondo del rock.

Alla fine ne siamo usciti tutti e due. Non so dire a chi dei due sia andata meglio. Ma io alle mie “genuine” radici ci sono tornato comunque e pure arricchito, secondo l’hegeliano schema di tesi-antitesi-sintesi. Così lontano, così vicino, dicevo qualche post fa.

P.S. Sono tuttora innamorato di Penny Lane.

1) Il luogo: Il Maffei

La scuola superiore più elogiata e contestata della città. Lo sfondo di cinque anni vissuti pericolosamente. Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli inizi in cui un viaggio in treno di un quarto d’ora sembrava qualcosa da “grandi” agli ultimi giorni in cui parcheggiavo la mia fedele Cinquecento nel parcheggio professori (Ehehehe… ma l’avranno mai scoperto?).

Forse il buon Bretek potrebbe raccontarvi meglio questo strano posto di cui io, in fin dei conti, sono stato un ospite piuttosto marginale. Più che altro ho ricevuto, restituendo molto poco.

E allora un po’ per farmi perdonare metto il vecchio Maffei al primo posto di questa classifica. Se lo è meritato, e almeno questo piccolo tributo glielo devo concedere.

Così lontano, così vicino

Queste sono le mie ultime ore da adolescente.
Suona strano, anche perché adolescente non mi sento da ormai qualche tempo, ma si tratta ovviamente di semplici percezioni che il tempo confermerà o smentirà, e che molto spesso smentisce.
In ogni caso finiscono sette anni della mia vita piuttosto confusi, pieni di cambi di direzione, di rivoluzioni fisiche e mentali. Anni che mi sono serviti un pò per perdermi e un pò per ritrovarmi.
Così lontano, così vicino, come il titolo di quel film di Wim Wenders.
“Free Bird” la canzone dei Lynyrd Skynyrd che ascoltavo a quattordici anni mentre leggevo “Lo Hobbit” e che ieri notte cantavo tornando in auto da Verona è l’ottima colonna sonora di queste ore di passaggio. Una giusta sintesi, insomma.
Il giro di boa verrà festeggiato nel modo più essenziale possibile. A dire il vero avrei voluto fosse una serata come un altra, senza tante cerimonie, e invece ho la “sfiga” (fosse sfiga questa) di compiere gli anni al culmine dell’estate. “Al tuo compleanno succede sempre qualcosa di interessante”, mi ha detto qualche tempo fa Spa, riferendosi a situazioni al limite del paradossale che qui non riporterò per questioni di privacy/dignità.
Perciò, addio adolescenza. Sei stata abbastanza spensierata, crudele, paranoica, insomma degna del tuo nome. E perciò molto istruttiva. Nel bene e nel male mi resterai sempre dentro.
Benvenuti vent’anni. Fatemi divertire e crescere. Fatemi vivere mille esperienze belle e brutte, allegre e tristi, dolci e amare. Non aspetto altro.

Viva el mundial!

Mi spiace dissentire da Beppe Grillo e Geena, ma questa volta faccio il conformista. I mondiali li seguo, li guardo per il bel gioco. Anzi li guardo con ancora più piacere per il fatto che non sono un appassionato di calcio, non mi interesso del campionato (con o senza calciopoli) e dunque ogni quattro anni ho la possibilità di gustarmi un calcio sicuramente meno contaminato da commenti del bar sport. Cosa gliene può fregare ai soliti 60 milioni di CT nostrani di Costa d’Avorio - Serbia/Montenegro? Eppure un match del genere a me sembra paradossalmente anche più sincero della classica partitella rionale tra bambini dove i genitori fanno il tifo indiavolato.
E allora evviva il mondiale, e -perché no?- evviva pure la nazionale. Lo so, è triste vedere che ci sentiamo patriotti solo quando vediamo questi undici ragazzotti passarsi una palla per novanta minuti; ma insomma volete togliere a un ventenne di oggi le emozioni che ha provato da bambino durante i mitici mondiali di USA ‘94, compresa la palla alta di Baggio sul rigore decisivo nella finale col Brasile???

Si, forse questa volta non c’è molta coerenza in quello che scrivo. Ma dopotutto, tifare la nazionale è un atto d’amore, e cosa c’è di più irrazionale di questo?

Notte prima degli esami (il film s’intende)…

…ovvero come lasciarsi commuovere da una commediola senza pretese. Si lo so, il film è quello che è, fa leva sui sentimenti e sulla nostalgia, ma ci riesce in maniera spettacolosa. Probabilmente se l’avessi visto tra vent’anni me ne sarei andato dal cinema sbuffando… e invece l’ho guardato con gli occhi di uno che ha passato la matura solo da un annetto, e devo ammettere che la pelle d’oca si fa ancora sentire. Pelle d’oca per la paura, una paura resa speciale dal fatto che la condividevo con migliaia di ragazzi come me in tutta Italia. Le studiate di gruppo, la barba incolta, le telefonate ansiose con gli amici, le litigate dove si finisce poi per far pace… Ma soprattutto la gioia e la tristezza di essere finalmente cresciuti. Si guadagna un sacco di libertà e di cervello, ma si perde quell’ingenuità che ti fa sembrare magica ogni cosa.
Benvenuti nel mondo reale, direbbe Morpheus in Matrix. Per carità, è meraviglioso essere padroni di se stessi, ma la nostalgia (per fortuna) ti accompagna sempre.
Una cosa che proprio non ho digerito: perché l’eta media degli attori di film adolescenziali si aggira sempre sui venticinque??