Archive for the ‘Top5’


Perché scegliere il retrogaming

  1. Il fatto di comprare dei ferrivecchi farà sì che i soldi non saranno mai un problema (a meno che non diventiate dei collezionisti legati esclusivamente all’inquietante fattore scatola sigillata).
  2. Avrete sempre e comunque una certa aria intelletualoide e vintage, che non fa mai male. Un esempio? Sarete molto meno sociopatici se direte “questo sabato sera non esco, sto a casa a giocare al primo Zelda” piuttosto che “questo sabato sera non esco, sto a casa a pwnare quei fottuti Horde in una quest col mio clan di WoW”. Sempre sociopatici, ma con stile.
  3. Diventerete imbattibili a Mario Kart. QUALSIASI Mario Kart.
  4. La gioia di avere un mobile pieno con qualsiasi sistema dagli anni ‘70 ad oggi. Con uno scaffale dedicato a ogni specifica era.
  5. Rispondere in maniera argomentata ai video dell’Angry Video Game Nerd.

5 regole d’oro per diventare un critico musicale medio

  • Prima di tutto, stabilire la data in cui la musica è morta.
  • In termini generici le canzoni possono essere divise in due categorie: “banale” e “pretenzioso tentativo pseudointelletualoide”.
  • Il secondo album di un artista fa sempre cagare. Si, anche Led Zeppelin II.
  • In ogni articolo citare sempre due o tre gruppi misconosciuti a cui l’artista che state recensendo si ispira. Se non ne conoscete, inventate. Tanto nessuno si accorgerà della differenza.
  • Ogni sound è definibile secondo un genere preciso e incontrovertibilie. Se non ne esiste uno appropiato, i prefissi “pre-” o “post-” saranno i vostri migliori amici.
  • (scusa, Lester…)

    TOP 5 - Petizioni per rendere il mondo migliore

    Un certo attivismo sociale non muore mai, per fortuna. E infatti il dilagare di petizioni più o meno utili mi è sembrato sempre piuttosto costante. Dal’importante richiesta di liberalizzare le frequenze del WI-MAX (se non l’avete già fatto, firmate subito!) all’invito a pubblicare tutte le stagioni di Settimo Cielo in DVD (il che mi fa incarnare non una ma tutte e due le sopracciglia).

    Beh, in un momento di delirio ho ipotizzato a quali petizioni regalerei volentieri la mia maldestra firma. A voi giudicare quali di queste sono serie e quali lo sono molto meno…

    5) Petizione per chiedere alla EA Sports Italia di far commentare FIFA 08 dalla Gialappa’s Band.

    4) Petizione per favorire le applicazioni pratiche del teletrasporto. (OK, sarebbe la fine degli Erasmus, ma anche della piaga del pendolarismo!)

    3) Petizione per chiedere a Studio Aperto di smetterla di fare servizi su Paris Hilton.

    2) Petizione per chiedere a chiunque su questo pianeta (specialmente ai bloggers) di smetterla di commentare i servizi di Studio Aperto.

    1) Petizione per imporre già dalle prossime elezioni le quote nere nel Parlamento italiano. Ogni partito potrà inserire nelle sue liste un solo personaggio oggettivamente imbarazzante, del tipo Calderoli e Caruso.

    TOP 5 - I migliori inizi di film

    A (mia) grande richiesta torna anche su questo blog l’ormai leggendaria TOP 5, cioé la mania delle classifiche esplicitamente ispirata a “Altà fedeltà”, libro scritto da quel piccolo grande genio di Nick Hornby.
    Oggi parlo di cinema. Nel blog precedente avevo inaugurato questa “rubrica” con i migliori finali di film. Per restare in tema (e per omaggiare un corso universitario che difficilmente verrà dimenticato… vero Max? :P) ecco qui i cinque incipit cinematografici che preferisco:

    5) Patton, generale d’acciaio (F. Schaffner, 1970)

    Le prime inquadrature, raffiguranti una enorme bandiera statunitense e una serie di piani che esplorano i simboli di potere del generale, fanno pensare che ci troveremo di fronte alla solita alta retorica di guerra. E invece no. George C. Scott, a quanto pare così appassionato a ruoli militareschi atipici, ci incanta con sei appassionanti minuti di sincero flusso di coscienza. C’è il patriotismo, ma è spietato. C’è invettiva contro il nemico, ma è cinica e al tempo stesso pietosa. È una guerra senza tante mistificazioni, che non è mai veramente vinta, ma più che altro persa da qualcuno. Che sia anche pacifismo atipico?

    4) Sin City (R. Rodriguez & F. Miller, 2005)

    Quale modo migliore di iniziare un film ad episodi se non con un breve episodio a sé stante? Se poi l’episodio racchiude tutta l’atmosfera che ritroveremo nel resto della pellicola, cosa chiedere di più?

    3) Star Wars, episodio IV: Una nuova speranza (G. Lucas, 1977)

    Il logo della casa di distribuzione (20th Century Fox) e di quella di produzione (Lucasfilm Ltd.). Sono queste le ultime due ancore che trattengono lo spettatore al mondo reale, ancore che però vengono subito staccate, d’improvviso, senza tante cerimonie. Neanche ci sono gli attesi, rassicuranti titoli di testa. Lo spettatore si trova tutto d’un tratto catapultato in quella galassia lontana lontana così efficamente descritta dalla musica di John Williams e dal prologo scritto in obliquo che scompare in fondo tra le stelle, dove saremo anche noi tra pochi minuti, ma dove in realtà vorremmo già essere.
    Se iniziare bene un racconto significa trascinare lo spettatore, qui George Lucas ci riesce alla perfezione.

    2) Full Metal Jacket (S. Kubrick, 1987)

    Di questo film tutti ricordano (e sanno a memoria) il solito trito e ritriro discorso del sergente istruttore. Dimenticando l’intensità della scena immediatamente precedente, in cui gli arruolati nei marines vengono rasati a zero con sottofondo country. Banale primo piano di una scena altrettanto banale, eppure riesce a disgustarci proprio come le atrocità dell’addestramento a cui assisteremo tra poco. Ed è qui che sta tutta la grandezza di Kubrick.

    1) I quattrocento colpi (F. Truffaut, 1959)

    La macchina da presa che, durante i titoli di testa, non esplora, ma accarezza, sfiora appena i luoghi a cui il regista si sente più legato, in questo caso Parigi. Tutto qua. Nessun artificio. D’altronde, qui si vuole raccontare una storia personale d’infanzia, una confidenza piena di emozioni. Questo è esattamente lo stilema, il marchio di fabbrica con cui ogni buon film autobiografico dovrebbe iniziare. Ed in effetti è stato così non solo per la Parigi di Truffaut, ma anche per la Correggio di Ligabue e la San Diego di Cameron Crowe. Quando il maestro fa scuola.

    Top 5’s - I concerti che sarei andato a vedere

    …ma a cui non ho partecipato che per vari motivi. Alcuni piuttosto evidenti, altri abbastanza banali. Ma procediamo con ordine:

    5) Afterhours al Gate 52 di Verona, 25 Febbraio 2006
    Sono un grande fan di questi maestri dell’alternative all’italiana; ma quella sera, assieme a molti altri rockettari del lombardo-veneto, mi sono trovato di fronte a uno dei più grandi dilemmi della mia vita: andare a sentire loro a Verona oppure Lou Reed a Mantova? Insieme a Ciro e all’Ila ho optato per la seconda. D’altronde, pensammo, Lou Reed mica viene in Italia tutti i giorni…
    Grave errore.
    Quanto sia stato deludente quel concerto lo potete constatare rileggendovi il mio post scritto a caldo in quel periodo. Da notare che gli Afterhours hanno inserito nella scaletta anche la cover dell’inquietante “The Bed”, canzone che il vecchio Lou non si è nemmeno azzardato a suonare. Della serie, oltre al danno pure la beffa.

    4) Nirvana a New York, 18 Novembre 1993
    Lo storico concerto acustico poi pubblicato nel postumo “MTV Unplugged in New York”. Signori, ecco a voi il Cobain più intenso e tragicamente sincero. La sua voce gracchiante e disperata in “Come As You Are” ne è un chiaro esempio. Chissà se il pubblico presente avesse intuito che Kurt poco tempo dopo avrebbe scelto -per dirla a la Neil Young- di bruciare invece che spegnersi lentamente.

    3) Un qualsiasi spettacolo tenutosi al Fillmore East di New York tra 1968 e 1971
    Questo locale della East Coast americana è stato, verso la fine dei sixties, una vera e propria mecca del rock americano. Tra i suoi ospiti possiamo annoverare musicisti del calibro di Jimi Hendrix, Grateful Dead, Janis Joplin con i suoi Big Brother & The Holding Company e Gli Allman Brothers Band. La maggior parte di queste esibizioni sono raccolte nei vari “Live At The Fillmore East” presenti nelle discografie dei rispettivi artisti. Insomma la musica che contava all’epoca passava per il Fillmore East. E pensare che oggi gli ambienti di questa gloria del passato sono divisi tra una banca e un condominio. Una fine decisamente ingloriosa.

    2) White Stripes a Bologna, 21 Ottobre 2005
    Avevo persino comprato il biglietto, ma ho dovuto concedere quel venerdì sera alla mia carriera accademica, visto che il sabato mi aspettava un esame. Sono ancora qui a mangiarmi le mani e a pensare quanto devono essere sexy le movenze di Meg White dal vivo.
    In ogni caso ho saputo che il buon vecchio Ale (l’essere con cui sarei dovuto andare al concerto) non se l’è passata poi così malaccio quella sera. Almeno lui è contento…

    1) Queen all’Wembley Stadium di Londra, 12 Luglio 1986
    Immagino che al primo posto vi sareste aspettati qualcosa di mistico, celebrale, trascendentale. E invece no. Baratterei ogni biglietto di prima fila per un opera rock dei Pink Floyd pur di poter tornare indietro nel tempo e vedermi un Freddie Mercury più energico ed eccentrico che mai pavoneggiarsi sul palco al ritmo di “One Vision”, “Hammer To Fall”, “Tie Your Mother Down” e tutte le altre. È solo rock & roll (glam e da stadio, aggiungerei), ma ai Queen degli anni ‘80 gli riusciva alla perfezione.