Mercoledì c’è l’esame. Sono semi-influenzato e semi-impreparato. Ho una faccia grigia come il tempo che vedo fuori dalla finestra (o come il colore questo template che spero di cambiare presto), una barba abbastanza incolta e dei capelli così lunghi che ormai hanno un’atmosfera propria. Allora o sono Jim Morrison versione 1971 (foto a sinistra) oppure datemi una bara e vi faccio il Nosferatu della zona lago.
Ma state tranquilli, non sono ridotto poi così male. In fondo me ne sto 6 ore per notte a dormire, quando invece in America è in circolazione questa pillola!

Ridurre la quantità di sonno necessaria da 7 a 2 ore. Penso che sia il sogno di ogni studente fancazzista divenuto realtà. Non fare nulla per l’intero semestre (o trimestre, se studiate qualcosa di scientifico) e poi una maratona di una settimana di studi ininterrotti, giorno e notte, giorno e notte… Ovviamente uno stato comatoso per minimo un’altra settimana non te lo toglie nessuno, però almeno per altri sei mesi non fai assolutamente nulla.
Ho già sentito varie leggende metropolitane sull’argomento. Ubriacature di psicofarmaci, trip di studio intenso, gente che si è fatta prescrivere cocktail assurdi da amici studenti di farmacia. Con l’esame di Letteratura Italiana I ormai imminente e con una preparazione che esclude quasi per intero il terzo modulo del programma (quello monografico, di solito il più importante), sarei quasi tentato di volare negli USA e imbottirmi di questo Modafinil a quanto pare tanto caro ai soldati a stelle e striscie.
Poi penso che dopo aver dato quest’esame avrei anche voglia di sopravvivere per qualche decennio ancora…
Meglio fare i tradizionalisti e posticipare l’avvelenamento del mio corpo a dopo l’esame. Io e Spa -per qualche arcano segno del destino finiamo sempre il periodo di studi nello stesso giorno, dalla maturità ad oggi- abbiamo già progettato una discreta sbronza per venerdì prossimo. Solo mercoledì saprò se sarà fatta per festeggiare o dimenticare il risultato.